lunedì 14 luglio 2008

L'agonismo lo lascio agli agonisti


Sabato 12 luglio, alle 18 e 15 sono sull'autostrada dei laghi in direzione sud con la bici nuova in baule.
Domenica scorsa alla traversata del lago d'Orta ho incontrato un collega che mi ha detto: "sabato prossimo c'e' un triathlon promozionale a Cassano Magnago, perche' non lo fai anche tu?", potevo forse rispondere di no???
Quando ci sono da fare queste cose ho l'entusiasmo di un bimbo e mai un momento di esitazione nell'accettare, poi arriva il gran giorno ed inizio a farmi sempre la stessa domanda: ma siamo proprio sicuri?
Guardiamo un po' in faccia alla realta': 37 anni, lavoro sedentario, qualche anno di pratica non agonistica di mountainbike, una spalla lussata che mi ha riportato in piscina quest'anno dopo 24 anni che non nuotavo, qualche corsetta da 10-12km sempre a manifestazioni non agonistiche fatte in tempi abbastanza scandalosi, non mi sono mai sognato di provare a fare un allenamento combinato bici-corsa o nuoto-bici o altro... insomma, che c'entro io col triathlon???
Sinceramente non lo so, ma spero di scoprirlo stasera, cosa potra' mai succedermi? Alla peggio arrivo ultimo... no, l'infarto spero proprio di no!
Arrivo nel parcheggio della piscina, vedo un paio di persone che portano le bici all'interno e qualcun'altro che scende dall'auto con le borse.
Mi sento veramente fuori luogo, qui bene o male sembrano tutti abbastanza atletici, io sembro semplicemente quello che sono: un'informatico.
Decido di entrare a dare un'occhiata, ma lascio la bici in macchina, non credo proprio riusciro' a fare questa cosa.
Nel piazzale della piscina incontro subito Dario, il collega della traversa di Orta, scambiamo due chiacchiere, vedo qualche bici gia' pronta nella zona cambio, l'atmosfera sembra abbastanza "easy"... proviamoci... vado a iscrivermi, sono il numero 21.
Dopo l'iscrizione vado a recuperare la bici e la borsa dall'auto parcheggiata e la metto insieme alle altre in zona cambio.
Sono veramente un dilettante allo sbaraglio, non mi sono neppure preoccupato di informarmi su cosa servisse e su come si svolgesse il cambio, cosi' cerco di guardare cosa fanno gli altri e copiare.
Tolgo e metto il casco, gli occhiali, la maglia ed il pettorale dalla bici almeno una decina di volte, per terra lascio le 2 paia di scarpe, le calze e una salvietta piegata a meta' (boh, fanno tutti cosi'...).
Quelli con le bici piu' belle e forse con piu' esperienza lasciano le scarpette attaccate ai pedali, ma le mie scarpe da "freerider" della mountainbike hanno le stringhe, quindi non e' il caso.
Il momento fatidico arriva verso le 20, quando c'e' il briefing con le spiegazioni su cosa fare nell'area cambio seguito immediatamente dal trasferimento di tutti a bordo vasca.
A bordo vasca ci si dispone in base ai tempi, tutti domandano a tutti "in quanto giri?". Cioe'? Cioe' in quanto tempo fai o pensi di fare sui 100 metri. Cerco di far prevalere il realismo sull'ottimismo e dichiaro un onesto uno e cinquanta, quindi quarta corsia, quarto a partire, cuffia gialla.
Qualcuno ci spiega come superare, mi pare di capire che si superi alla virata ma sono un po' in palla ed abbastanza certo del fatto che non superero' nessuno, se qualcuno dovesse arrivarmi vicino mi faro' da parte.
Poi tutti in acqua, qualche vasca per riscaldarsi, tutti a bordo vasca ed il fatidico via.
Parto e cerco di non perdere i piedi di chi mi sta davanti, cosa che riesco a fare per circa meta' vasche, poi perdo il ritmo e rallento un po', voglio conservare un po' di gambe per quando esco perche' non ho idea di cosa mi aspettera'... "Ultime due!" mi sento dire da fuori, in vasca siamo rimasti davvero in pochi.
Salto fuori dalla vasca e corro in costume verso la bici attraverso il percorso della zona cambio, ci sono ancora un po' di bici per fortuna, poche ma abbastanza da non mandarmi il morale completamente a terra.
Metto le scarpette senza calze coi piedi bagnati, maglietta, casco, occhiali, pettorale, prendo la bici e corro verso il cancello con la bici a mano. Mi stanno per scattare una foto, non so se riusciro' a sorridere.
In bici bisogna fare 9km tutti in piano, 3 giri da 3km fortunatamente tutti in piano, metto un bel 50/13 e cerco di spingere in modo costante sui pedali, senza esagerare, mi bruciano i polmoni e non posso certo dare tutto adesso, la corsa dopo la bici e' la cosa che mi fa piu' paura, anche perche' non ci ho mai provato ed una gara non e' il modo migliore per fare questo esperimento. Vabbe', potevo pensarci prima.
Durante il secondo giro vengo raggiunto e superato dal trenino di quelli che saranno poi i vincitori, tento subito di agganciarli per pedalare con loro, ma basta poco per farmi capire che e' meglio lasciar perdere, l'agonismo vero lo lascio agli agonisti veri e questi ragazzi sono a tutt'altro livello.
Nei tre giri raggiungo e supero tre persone, tutte con la mountainbike, ma nella testa ho solo un pensiero: il parcheggio di fronte allo spaccio della lindt, a circa meta' del percorso.
Penso a quel benedetto parcheggio che era uno dei miei posti preferiti per la "camporella" e tornarci in bici durante una gara di triathlon e' quantomeno bizzarro, pensandoci bene mi rendo conto di non essere mai stato in questa zona per una ragione che non fosse l'appartarmi con una fanciulla (non che ne abbia avute molte...), non ci sono mai andato neppure a comprare il cioccolato... che ci sto' a fare in costume e canotta sotto la pioggia in bicicletta ora? Ridatemi i miei vent'anni e la mia fiat uno, ridatemi la chitarra ed il nautilus, che ci sto' a fare qui coi polmoni in fiamme?
Sto' per finire il terzo giro, inizio a slacciarmi la scarpetta sinistra prima dell'ultimo semaforo, nella testa mi sento risuonare la voce di Vecchioni che canta "luci a sansiro... di quella sera...", forse per via dei pensieri di prima... boh... scendo dalla bici e corro dentro. Seconda foto. Non riesco proprio a sorridere.
Mollo la bici per terra e cerco di slacciare le scarpe, una persona dell'organizzazione mi dice di non lasciarla in mezzo... ha ragione... sono davvero "bollito" e raccolgo la bici.
Questo secondo cambio e' decisamente piu' lento ed impacciato del primo, tento di infilare le calze, dopo un po' riesco a infilarne una, ma vista la fatica la sfilo e metto le scarpe per correre senza claze, mi verranno le fiacche, pazienza. Durante il cambio l'ultima delle persone che ho superato arriva, molla la bici leva il casco e parte di corsa, devo muovermi.
Parto, l'ultima frazione e' solo di duemila metri. Due chilometri, che sara' mai? Tento di mantenere un passo abbastanza veloce, vista la distanza ridotta. Grandissima cazzata.
Non c'e' bisogno di arrivare al primo chilometro perche' mi renda conto di quanto mi sia sopravvalutato, le gambe diventano di colpo di legno e mi sento il cuore pulsare nella testa.
Non so se fermarmi o proseguire, non so se correre o camminare, non so piu' se l'infarto sia un'eventualita' davvero cosi' remota come pensavo durante il tragitto in auto, non so se finiro' la gara o se di colpo vedro' tutto nero e finira' tutto per sempre.
Non mi pare un bel posto ne' un bel momento per morire, quindi decido di rallentare ed andare in fondo. Verso la fine vengo raggiunto e superato da un concorrente che si e' materializzato dal nulla al mio fianco, ma da dove e' arrivato?
Vedo finalmente il parcheggio, la mia auto, l'arrivo dietro le siepi della piscina... ultimo incrocio... non c'e' nessuno, solo i vigili... vado dritto verso il cancello della piscina.
Faccio il giro del cambio al contrario, entro nel prato e taglio il traguardo... al contrario! Azz! All'incrocio dovevo entrare subito nel prato a sinistra!!!
"Ma da dove arrivi?" mi domandano al traguardo... boh... da' la dietro... non lo so... non chiedetemi di tornare indietro...
Il fotografo mi scatta una foto, stavolta sorrido ed alzo il pollice destro, sono contento, stanco e soddisfatto, non penso piu' alla classifica, ai tempi, all'ultimo posto ed alla fatica di prima, sono solo contento.
Complimenti a tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita ed all'organizzazione di questa serata: avete fatto un'ottimo lavoro!
Nello spogliatoio l'atmosfera e' quella di una festa, sono tutti piu' rilassati e contenti, si ride e si scherza, si parla della gara ed ognuno racconta com'e' andata la sua.
Saluto Dario e lo abbraccio, se non fosse stato per lui sarei stato certo qui stasera a vivere questa bellissima esperienza.
Usciamo dagli spogliatoi dopo la doccia giusto in tempo per la premiazione, vedo i tre che mi hanno superato durante la frazione ciclistica ritirare i loro cesti, la ragazza che scaricava la bici mentre parcheggiavo l'auto e' arrivata prima tra le donne.
Applausi per tutti da parte di tutti. Poi lo speaker annuncia un premio speciale, viene premiato un ragazzo disabile che nonostante tutto ha partecipato e portato a termine il suo triathlon come ogni anno. Il ragazzo ritira il suo cesto nel fragore l'applauso piu' grande della serata. Sono quasi commosso. Mi rendo conto che fra tutti i presenti, quello che probabilmente incarna meglio il concetto di sport e' proprio lui. Grande lezione di vita. Dimentica il cronometro, gli allenamenti, la dieta. Dimentica la fatica, la tensione della gara, dimentica la classifica. Questo e' lo sport.
Almeno, questo e' quello che dovrebbe essere lo sport.
Penso che in fondo in fondo non saro' mai una delle prime dieci righe di un foglio excell con una classifica e che tuttosommato non me ne importa nulla, perche' tutte quelle righe con nomi e numeri, se guardate da un metro di distanza scompaiono e si confondono tra loro, l'unica cosa che rimane sono le emozioni che questi momenti ti danno e quelle non le puoi cronometrare e intabellare in una classifica.


Tornando a casa penso che mi piacerebbe fare un'altra esperienza come questa, ma dovrei allenarmi perlomeno un po' seriamente per evitare di lasciare una vedova e due orfani... chi lo sa, magari fra un'annetto ci riprovero'.
Per la cronaca, sono arrivato ventitreesimo su ventitre arrivati, dietro di me (si fa' per dire...) solo tre ritirati.
Sembra una buona ragione per mollare? No, e' un'ottima ragione per riprovare!

FOTO by gruppotraversatelaghi.it, sul loro sito troverete tutte le foto della serata

venerdì 11 luglio 2008

Mentre la citta' dorme


Cinque e trentacinque, prime luci del mattino, sono in sella al mio nuovo giocattolo a pedali sulle strade appena asfaltate di Varese.
Poche auto in giro, i semafori lampeggiano, la citta' sembra ancora addormentata.
Su fino alla Prima Cappella spingendo sui pedali, poi Velate, Masnago e giu' col vento che fischia nelle orecchie lungo la valle luna verso la Schiranna.
La nebbiolina sul lago e sui prati sembra pennellata da un impressionista, respiro a pieni polmoni l'aria ancora fresca e umidiccia delle sei di mattina a capolago.
Il sole e' un dischetto arancio ancora basso sulle prealpi, a quest'ora del mattino e' anche lui piu' gentile e si lascia guardare ad occhio nudo senza accecarti.
Mi fermo a scattare una foto col cellulare prima di salire per Cartabbia e rientrare a casa.
Trovo un paio di podisti lungo la salita, li saluto e loro ricambiano, incrocio l'autobus che va in direzione del lago, dentro ci sono almeno tre persone oltre all'autista.
Sono le sei e trenta e la citta' sta aprendo gli occhi e sbadigliando.
Buongiorno mondo, ci sono anche oggi, sorridente e positivo come sempre, forse anche di piu'!

mercoledì 9 luglio 2008

Sul lago d'Orta come alle Termopili

Domenica 6 luglio 2008, anche stavolta i metereologi sembrano avere azzeccato le previsioni, nubi poco rassicuranti nel cielo grigio di un luglio che di estivo quest'anno ha veramente poco.
Che faccio? Parto per andare a far la traversata del lago d'Orta senza iscrizione e col temporale in arrivo o me ne sto a casa a poltrire un po'?
Domanda retorica, ovvio che parto e devo anche muovermi perche' sono in "lista d'attesa" per la partecipazione alla gara avendo ritardato troppo l'iscrizione.
Il viaggio non e' lunghissimo, ma dovendo farlo da solo decido di iniziare la giornata con un po' di buona musica per darmi il giusto feeling, cosi' mi ritrovo con l'autoradio a palla a cantare a squarciagola una fantastica sequenza: the joker - wild thing - lust for life - anarchy in the UK che decido di ripetere per tutto il tragitto.
Arrivo a Pella dopo aver sbagliato strada un paio di volte, devo parcheggiare nel parcheggio piu' distante dal punto di ritrovo. Prendo il mio borsone dove ho dentro di tutto e di piu': mangiare, bere, 2 cuffie, 2 paia di occhialini, ciabatte, accappatoio, muta, costume, manifesti volantini e moduli per le iscrizioni alla traversata del lago maggiore, praticamente mi incammino carico come un'asino verso il centro storico del paese, in una situazione del genere potevo forse pretendere che non iniziasse a piovere? Ovviamente no ed inizio a sentire le prime goccie d'acqua sulla testa.
Arrivo in piazza Motta, ci sono gia' un centinaio di persone in coda di fronte ai gazebo dell'organizzazione e non so quante altre sotto qualsiasi cosa possa offrire riparo dalla pioggia, dalla giostra dei bimbi agli alberi sul lungolago.
Non avendo gia' un numero assegnato devo aspettare che tutti quanti ritirino il pacco gara per potermi iscrivere, questo vuol dire aspettare per oltre 2 ore quasi sempre sotto l'acqua.
Finalmente danno il pacco gara anche a me, sono le 11.45, la partenza prevista per le 11.30 e' stata posticipata alle 12.30.
Il pacco gara contiene tra le altre cose il buono per il parcheggio dell'auto, quindi ritorno di buon passo sotto il diluvio all'auto con tutta la mia mercanzia dell'andata piu' il pacco gara...
Arrivo in macchina fradicio e decido di mettere direttamente la muta, anche perche' non ho altra roba asciutta, metto il cambio nella sacca e mi incammino verso la piazza.
Piove ancora, ma la muta e' bituata a ben altro! Arrivo che sono le 12.10, sono ancora tutti al riparo dalla pioggia, iniziano a girare voci abbastanza insistenti che la manifestazione verra' annullata, anche perche' son caduti un paio di fulmini proprio sul lago e diverse persone hanno preferito tornarsene a casa.
La domanda che ho nella testa e' sempre la stessa... che faccio? Vado o resto? Boh... proviamo a restare ancora un po' visto che sta' smettendo di piovere.
A questo punto succede l'imprevedibile, una sorta di miracolo minore si avvera sul lungolago di Pella, le speranze di circa cinquecento persone presenti a guardare il cielo diventano una realta' in meno di dieci minuti: il sole, ma non un sole cosi' cosi' da giornata variabile, un vero autentico e caldo sole degno di una domenica di luglio con tanto di cielo blu sopra il lago!
In meno di cinque minuti ci raduniamo tutti nella zona della partenza, non c'e' stato bisogno di annunci o megafoni, nessuno ha detto nulla, il sole e' uscito e semplicemente siamo andati tutti verso l'acqua, come se una tromba muta avesse suonato l'adunata nelle nostre teste.
L'ingresso in acqua e' abbastanza particolare, si tratta di una lingua di cemento che costeggia il marciapiede per una cinquantina di metri dove il lago fa' una leggera ansa, il cemento e' piuttosto ripido ed il tratto per entrare in acqua breve, l'effetto che da' e' quello di un piccolo anfiteatro tra lago e terraferma.
E' proprio in questo anfiteatro che quasi tutti stanno prendendo posto perche' i non agonisti, che poi sono la maggior parte, partiranno da li.
Io preferisco entrare ad "assaggiare" l'acqua insieme ad altri nuotatori, mi allontano dalla costa una trentina di metri e mi giro a guardare indietro. Lo spettacolo e' impressionante.
Grossomodo trecento persone in muta o costume, tutti con la loro boa bianca sottobraccio sono schierati sull'anfiteatro che da' sul lago, un colpo d'occhio incredibile: sembrano gli spartani alle Termopili, tutti con lo scudo bianco in pugno ad aspettare i persiani!!!
A quanto pare la parte di Leonida oggi la fara' il sindaco di Pella, che dara' il via alla gara.
Dai megafoni arriva una nuova indicazione: partiremo tutti in acqua, gli agonisti davanti e noi nuotatori della domenica dietro, effettivamente la rampa di cemento e' molto ripida e l'ingresso in acqua abbastanza scivoloso, rischiare un incidente alla partenza sarebbe davvero stupido, bravi gli organizzatori a cambiare idea.
Ancora qualche momento di attesa, qualche applauso da parte di tutti i presenti per sollecitare il via, poi il conto alla rovescia scandito da tutti quanti in acqua come se fossimo al veglione di capodanno ed infine il fatidico "VIA!".
Partiamo, stavolta decido di non partire troppo indietro, ho un'idea di quello che mi aspetta, qualche botta la prendero' ma non voglio lasciare andare il gruppo e poi mettermi all'inseguimento.
Nuoto in mezzo agli altri per qualche centinaio di metri cercando di prendere il mio ritmo, quando mi si aprono dei varchi davanti allungo per infilarmici subito e cosi' avanzo un po' alla volta nel gruppo.
Mi sembra passato pochissimo e mi trovo quasi davanti alla prima boa, a ridosso dell'isola di San Giulio. Mi accorgo che si sono formati due grossi gruppi di nuotatori, uno che e' una cinquantina di metri avanti a me ed un'altro una trentina di metri indietro, gli spazi per nuotare sono diventati decisamente piu' "vivibili".
Il passaggio della boa e' molto suggestivo, si vede il fondo roccioso e si passa proprio accanto ad una darsena antica, ci sono anche un paio di cespugli fioriti a completare il quadretto, decido di fare qualche metro a rana per godermi un po' questo angolo dell'isola, visto che non ho ambizioni da cronometro e non so quando mi ricapitera' l'occasione di passare da qui.
Adesso il porto di Orta inizia a vedersi bene, con le barche ormeggiate ed il corridoio di boe dell'arrivo, metto giu' la testa e provo ad aumentare un po' il ritmo che fin'ora e' stato piuttosto blando, vorrei raggiungere il gruppone davanti, ma spingendo piu' forte non mi rendo conto di andare completamente fuori rotta per ben due volte. Non li prendero', pazienza.
L'arrivo e' davvero suggestivo, si entra nel corridoio di boe, si inizia a vedere il fondo e c'e' una passerella con due gradini per uscire dall'acqua, ci sono anche due persone che aiutano a fare i primi passi fuori dall'acqua, seguiti da altri due armati di forbici per tagliare il cordoncino della boa di sicurezza. Ancora un punto all'organizzazione.
Dietro al corridoio di transenne che porta alla zona del ristoro c'e' un sacco di gente che guarda i nuotatori mentre escono dall'acqua, applaudono, salutano, fanno foto, aspettano i loro parenti e amici... insomma, davvero una bella festa!
Bevo qualcosa e recupero la mia borsa col cambio e vado direttamente verso i battellini che riportano a Pella, ho voglia di tornare a casa in fretta per raccontare a mia moglie questa giornata, vederla dietro le transenne dopo l'arrivo sarebbe stata la classica ciliegina sulla torta ma non si puo' aver tutto.
Sul battello scambio qualche impressione con le altre persone a bordo, sono tutti soddisfatti della giornata e notiamo che il cielo sta cominciando nuovamente a riempirsi di nuvole abbastanza minacciose: tempismo perfetto!
Metto in moto la macchina e mi avvio verso casa, per il ritorno ho anche trovato un compagno di viaggio, Carlo, che ha fatto la traversata abita vicino a me ed addirittura lavorava dove lavoro io ora, voglio fare in fretta, ho un sacco di cose da raccontare.

lunedì 23 giugno 2008

"L'acqua divide gli uomini, il vino li unisce" (Libero Bovio)


Questa mattina invece non e' andata proprio cosi', con buona pace di Libero Bovio, l'acqua ha riunito una cinquantina di persone sulla piazzetta di Cadrezzate per partecipare alla quinta traversata a nuoto del lago di Monate.
C'erano due tracciati tra i quali poter scegliere, uno da 800 metri ed uno da 2000.
Sono rimasto in dubbio fino all'ultimo momento su quale distanza percorrere, nuotare nel lago non e' come nuotare in piscina, al di la' della questione sicurezza ci sono molte altre cose che fanno una differenza sostanziale: le zone fredde, la scarsa e a volte nulla visibilita' sott'acqua, la mancanza di riferimenti che ti costringe ad allungare la respirazione per poter guardare avanti per capire se sei sulla rotta giusta, cosa che spezza un po' il fiato e i maroni a chi e' abituato a nuotare "a testa bassa" nell'acqua clorata.
Dalla piazzetta io e Mirko guardavamo la posizione delle boe. Il percorso e' di forma triangolare, ci sono tre boe, una rossa e due gialle, che fanno da vertici, si lasciano le boe a sinistra e si nuota attorno a questo triangolo, l'ultimo vertice del triangolo e' la spiaggetta dalla quale si parte e si arriva.
Come, come? Un triangolo con 4 vertici? No, una boa gialla e' distante 400 metri da riva e chi fa' il percorso da 800 metri raggiunge quella e torna indietro.
La boa rossa e' abbastanza vicina a riva, ma la seconda e' quasi solo un puntino giallo all'orizzonte. Gia' quella distante 400 metri sembra molto distante.
Ma siam proprio sicuri di farcela? Guardo e riguardo quelle benedette boe, mi immagino a nuotare tra una e l'altra... sembrano lontanissime... devo proprio?
Al momento dell'iscrizione non sto a pensarci troppo e barro la casella con scritto "2000 mt.", se si fanno le cose tantovale farle come si deve, no?
Mi danno la cuffia col numero "9", cerco di convincermi che la cosa sia di buon auspicio e che non mi sarebbe potuto capitare un numero migliore.
C'e' qualcuno che mette in dubbio le distanze delle boe, la cosa inizia a creare un po' di rumore e lamentele "...saranno almeno 4000 metri questi!", cosi' i motoscafi escono e ricontrollano le posizioni col GPS che sostanzialmente rimangono invariate.
Forse e' solo un po' di ansia pre-gara, mi viene in mente una vignetta che avevo visto dove portiere e rigorista si guardano prima di battere il calcio e nelle loro menti il portiere vede una porta immensa con lui microscopico tra i pali, metre il rigorista vede un portiere enorme che occupa completamente una porta minusola... mi viene un po' da ridere e mi sento abbastanza incoraggiato dal fatto di... non essere il solo ad essere ansioso!
Siamo in sei del nostro guppo nuoto, sei facce note, tra cui quella di Dario che si e' beccato la cuffia col numero "17", probabilmente avrei trovato di buon auspicio anche quella se fosse toccata a me.
La gente inizia a prepararsi, quasi tutti hanno la muta e si impomatano di vaselina le varie zone del corpo a rischio sfregamento: collo, ascelle, spalle.
Siamo in sei del nostro gruppo ed iniziamo i preparativi, anche perche' mancano venti minuti alla partenza e non abbiamo ancora assaggiato l'acqua.
Il lago oggi non e' freddo, pero' il cielo nuvoloso e scuro lo rende molto buio, le lenti scure dei miei occhialini fanno il resto: non vedo sott'acqua, pazienza...
L'organizzazione richiama tutti a terra per spiegare percorso e regole, la partenza e' in acqua ma l'arrivo a terra, in caso di bisogno si alza la mano e arriva la canoa a recuperarti...
Tutti in acqua, le ultime chiacchiere e suona la sirena della partenza. Non siamo in tanti, pero' il punto di partenza e' abbastanza piccolo e la gente mi sembra un po' ammassata, decido di seguire il consiglio di Dante e lascio andare quasi tutti, parto solo quando vedo abbastanza spazio.
In meno di un centinaio di metri mi ritrovo di nuovo in mezzo al casino, cerco la boa rossa ma vedo solo spruzzi bianchi, la gente va un po' in tutte le direzioni e non riesco a vedere gli altri del gruppo... non so se sto andando nella direzione dei 2000, non vorrei finire a seguire quelli che fanno gli 800... cosa faccio?
Guadagno qualche posizione nel gruppo ma aumenta il disagio, mi tocco dentro un paio di volte con qualcuno alla mia destra, sento una mano sui piedi, ho due non distanti dalle mani... inizio a pensare che sto nuotando con le lenti a contatto e che se mi si spostano gli occhialini dovro' alzare la mano e tornare a riva su una canoa... mollo.
Nuoto un po' con la testa fuori e cerco il mio spazio fuori dal gruppo e... fuori dalla linea retta che porta alla prima boa.
Mi rendo conto di aver spinto troppo per raggiungere gli altri, vedo le boe gialle dei nuotatori che iniziano a ad allontanarsi, vedo finalmente la boa rossa e sono completamente fuori rotta. Mi trovo improvvisamente solo e distante anche dalle canoe della sicurezza, la voglia di alzare il braccio e' gia' tanta, non so se proseguire, chiamare una canoa o tornare a riva a nuoto.
Cerco di rilassarmi e far tornare il respiro regolare, mi rendo conto di avere sbagliato quasi tutto, ma non importa, voglio arrivare in fondo, non m'interessa se saro' l'ultimo ad arrivare. Lascio la boa rossa alla mia sinistra, sono rientrato nel tracciato, guardo indietro per vedere se sono l'ultimo, ma pare di no, c'e' qualcuno che l'ha presa ancora piu' con comodo, non avrei mai detto!
Qualche bracciata e mi ritrovo in una situazione abbastanza strana, vedo arrivare una persona a destra e tre a sinistra... In due fermiamo a guardarci un po' stupiti, lascio "attraversare" e riparto... ma cosa succede?
Succede che i percorsi si incrociano, quello da 2000 metri con quello da 800, possibile che non ci abbiano pensato prima??? Trovo la cosa abbastanza grottesca e penso che il rag. Filini non avrebbe saputo far di meglio... vabbe', tanto ci e' un attimo e comunque oggi non si guarda il cronometro.
Alzo la testa ogni 8 bracciate, della boa gialla in fondo al lago neppure l'ombra, molto piu' avanti vedo pero' il grosso del gruppo, mi fido e tengo la stessa direzione.
Raggiungo e affianco un altro nuotatore in costume, nuota piu' o meno col mio stesso ritmo, decido di stargli accanto.
Non serve tanto per capire che anche lui non e' molto esperto, abbiamo la tendenza a nuotare a zig-zag tutti e due, ogni tanto ci allontaniamo e poco dopo ci siamo praticamente addosso... iniziamo a vedere la boa... manca ancora un bel po', ma oramai abbiamo preso un bel ritmo e continuando a zigzagare ci avviciniamo sempre piu'.
Quando passiamo a destra della boa cerchiamo tutti e due di nuotare con la testa fuori per vedere dov'e' la spiaggia.
Passare questa boa fa l'effetto viagra al mio morale, vedere l'arrivo e sapere che la parte piu' lunga del percorso e' gia' fatta mi da una carica inaspettata.
In realta' questo tratto non e' cosi' corto, quindi cerco di mantenere lo stesso ritmo e di non rischiare un crampo a 200 metri da riva, non ne varrebbe proprio la pena, visto che il lato "agonistico" della nuotata me lo son gia' giocato, cerchiamo almeno di arrivare in fondo e goderci il giro.
Continuo nel mio zigzag, l'occhio cade spesso sulle ville in riva al lago coi loro prati all'inglese... non male...
Mancheranno 400 metri e decido di allungare un po' le bracciate, rimanendo naturalmente nello standard di una nuotata senza pretese e sento che il fisico risponde ancora bene agli ordini.
La riva e' sempre piu' vicina, sono gia' arrivati tutti o quasi, inizio a vedere il fondo, l'acqua diventa sempre piu' bassa finche' posso appoggiare i piedi e uscire.
Il cronometrista segna il mio tempo. Usa l'orologio, strano... avrei detto che sarebbe servito il calendario!!!
Raggiungo gli altri del gruppo che si stanno gia' cambiando per sapere com'e' andata, son tutti visibilmente soddisfatti e piu' o meno stanchi.
Guardo verso il gazebo dove abbiamo pagato i 15 euro di iscrizione e noto con tanto stupore (ma proprio tanto...) che sul banco ci son solo cuffie e fogli di carta, niente gatorade, non una barretta o una fetta di pane e marmellata... nulla! Possibile???
Assolutamente si. Premiazione ai primi tre classificati di ogni percorso, al piu' giovane ed alla prima donna, medaglietta ricordo a tutti e tanti saluti.
Evidentemente al rag. Filini (sempre quello che ha incrociato i percorsi...) non deve essere mai capitato di nuotare per piu' di mezz'ora, altrimenti avrebbe pensato ad offrire almeno un bicchiere d'acqua a chi usciva dal lago.
Bilancio della mattinata? Sono tornato a casa dopo la mia prima traversata con la soddisfazione di avere attraversato un lago con le mie forze, la stanchezza di aver nuotato per 46 minuti, un sacco di cose da raccontare a mia moglie che aspettava a casa e... una sete della madonna!
L'anno prossimo, se ci sara' una sesta edizione, partecipero' quasi sicuramente, sperando che l'organizzazione possa migliorare un po', magari grazie anche a questo mio piccolo contributo, in ogni caso non andro' piu' a una traversata senza portarmi dietro una bottiglia d'acqua e qualcosa da mangiare.
Alla prossima!

sabato 21 giugno 2008

Notte prima degli esami...

Nuovo post, nuovo film? Boh, a me viene in mente la canzone di Antonello Venditti piu' che il film, ma naturalmente non c'entra neppure lui.
Giusto per usare un luogo comune, "la vita e' tutta un'esame" e domattina ne ho uno nuovo.
Prima nuotata in acque libere, 2000mt non competitivi sul lago di Monate (veneti non ridete!), partenza ore 10.30.
Sono abbastanza allenato, ho provato l'acqua di Monate proprio ieri sera, praticamente come essere in piscina, sono attrezzato con muta da triathlon, boa di sicurezza, ci saranno canoe e barche a seguito dei partecipanti per garantire il massimo della sicurezza, quindi... quindi tutto ok, no?
Certo. Anzi, certissimo. Tutto ok.
Allora cosa c'e' che non va'? Perche' mi sento ancora come la "notte prima degli esami"?
Non so' proprio dare una risposta, forse saro' solo troppo emozionato, del resto attraversare un lago a nuoto non e' una cosa che si fa' tutti i giorni... forse paura dell'incognita... quale incognita?
Eh, se lo sapessi, probabilmente non sarebbe piu' un'incognita, no???
Con la nuotata di ieri sera pensavo di essermi levato tutte le "fobie da acqua libera": il lago e' buio, ci sono le zone fredde, ci sono le alghe viscide, ci sono i pesci, i crampi... ma soprattutto ci sono dai tre ai trenta metri d'acqua tra te e il fondo del lago.
Un sacco di paranoie? Effettivamente si.
Domani e' il gran giorno, non mi va' di viverlo con ansia, ascoltero' un po' di musica per rilassarmi... vediamo un po' cosa c'e' di bello.... mmm.... ah, ecco....
"Io mi ricordooooo... quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spaaaallaaaaaa....."
Si, si... questa e' perfetta...

martedì 17 giugno 2008

Amici miei...


No, non parlero' dell'omonimo film di Mario Monicelli del 1975.
Mille novecento settanta cinque. Avevo quattro anni.
Avevo gia' quattro anni.
Quando qualcuno mi dice di essere nato nel settantacinque penso subito a quanto sia giovane...
Poi ci ripenso. Siamo nel 2008, i nati nel settantacinque hanno 33 anni.
Hanno gia' trenta tre anni.
Siamo gia' nel duemila otto.
Quando penso a queste cose non mi sento affatto a disagio.
Mi sento fortunato ad esser qui oggi, mi sento assolutamente a mio agio nei miei trentasei anni, che quest'anno diventeranno trentasette.
Ho gia' trentasette anni.
Sono contento di non avere grossi rimpianti, sono contento di aver fatto quasi tutto quello che ho fatto.
So di avere sbagliato spesso, ma anche gli sbagli mi hanno aiutato a crescere.
Non sono tipo da rimpiangere "i miei vent'anni", in tutta onesta' non mi mancano affatto.
Vivevo bene il mio tempo allora, cosi' come sento di viverlo oggi, almeno credo.
La mia vita e' ovviamente cambiata, non so' se in meglio o in peggio, ma in un modo o nell'altro sono cresciuto ed ho fatto delle scelte.
Oggi sono sposato con Cristina ed ho due splendidi bimbi, Giulia che ha quasi tre anni e Pietro che ha quasi cinque mesi.
Non l'avrei mai detto che un giorno mi sarei sposato, addirittura in chiesa, con tanto di sposa in abito bianco, parenti e tutto il resto.
Ricordo che quel giorno ero tesissimo ma, per fortuna, avevo i miei amici vicino.
Ricordo Davide e Stefano con me sull'altare alla mia destra, sofferenti in giacca e cravatta nel caldo africano di quel nove agosto.
Ricordo Angelo coi suoi capelli lunghi che ci girava attorno con la sua macchina fotografica e quando mi guardava mi sorrideva ed alzava il pollice.
Ricordo poi tutti gli altri fuori dalla chiesa... tutti, ma proprio tutti li ricordo, Davis, Herbert, Emanuel, Daniele, Elio, Massimiliano...
E' stato un momento bellissimo e senza di loro non credo proprio sarebbe stata la stessa cosa. Erano li tutti con me, nonostante fosse il nove agosto e quasi tutto il resto degli italiani fosse gia' partito per le vacanze.
In quel momento mi sono sentito molto fortunato per averli incontrati ed averli scelti come amici, ed ancora piu' forunato per esser stato, a mia volta, scelto da loro e considerato amico.
Naturalmente non li ricordo solo nel giorno del mio matrimonio, in quasi tutti i ricordi piu' belli che ho nel cuore, c'e' sempre con me un amico.
Forse questi ricordi non sarebbero poi nulla di speciale se non ci fossero dentro gli amici.
Ho un'immagine di Davis che corre verso l'auto coi suoi anfibi a 20 buchi ed il bomber che lampeggia... aveva appena rubato un lampeggiante acceso in un cantiere e l'aveva nascosto sotto al giubbotto!
Ne ho un'altra di Stefano che mescola tequila e tonica in una tenda a Jesolo... ci siamo scolati una bottiglia di tequila in due in meno di dieci minuti, quella notte stavo per morire e non solo per le botte prese da Giuseppe!
Ricordo Angelo in garage al sabato pomeriggio quando suonavamo "gallarate paranoica" col gruppo ed i suoi gatti che erano ovunque, si infilavano anche nell'amplificatore!
Ricordo Herbert, il giorno della nascita di suo figlio, con un'espressione ebete che esce dalle porte scorrevoli del reparto di ostetricia di Varese con in mano quel frugoletto che ora ha gia'... quanti anni ha?!? Anche quel giorno c'eravamo tutti...
Poi ricordo Emanuel, al mediterrane' il giorno del mio diciottesimo compleanno, io e lui a ballare e bere fino alle tre del mattino di un venerdi, poi siamo saliti sulla sua due cavalli e siamo andati via senza pagare il parcheggio.
Ricordo l'incidente di Daniele sul sempione, quella notte lavoravo ed al mattino trovai in segreteria il messaggio di Emanuel che mi dava la notizia.
E poi ricordo le vacanze a Rimini del novantuno, quelle del novantadue, quelle a Jesolo, le Canarie con Davis, Axel e Paolo, i fine settimana al Mastellone, le angurie alla vodka, le feste della birra, i falo' al ticino con la mia chitarra, le feste in taverna, le sbronze, il nautilus, le sigarette mai spente, il bar daniel's, i discorsi in macchina sotto casa fino alle 4 del mattino, lo snowboard, la montagna, la roulotte di Davis ad Alagna e poi tanto, tanto, tanto altro ancora, talmente tanto che non basterebbe un libro per raccontarlo.
Tutti ricordi?
Non solo ricordi.
Non mi piace parlare degli amici, anzi dei miei amici, al passato.
Gli amici c'erano e grazie a Dio ci sono ancora. Tutti o quasi.
E' vero, non ci vediamo piu' tutti i giorni. Purtroppo neppure tutti i mesi. Per dirla tutta ci vediamo davvero poco.
Vasco cantava: "ognuno col suo viaggio, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro ai cazzi suoi..." e forse aveva ragione.
Oggi siamo tutti piu' o meno persi dentro ai cazzi nostri, ma non per questo non siamo piu' amici. Almeno credo.
Credo, o forse semplicemente spero, che qualcosa ci unisca ancora, che oggi come ieri una specie di colla invisibile ci tenga ancora tutti insieme.
Una colla che se ne frega delle distanze e delle scelte diverse che abbiamo fatto nel corso degli anni, una colla che spero ci possa tenere uniti ancora per molto tempo, magari per sempre.
E poco importa se i capelli si diradano, compare qualche ruga e c'e' qualche chilo in piu' sotto ai vestiti, perche' un amico, anche travestito da quasi-quarantenne rimane sempre un amico.
Oggi sono contento perche' giovedi sera rivedro' i miei amici, dopo tanto, tanto, tanto tempo.
Non tanto da dimenticarmi di loro, perche' anche il tempo, nonostante tutta la sua forza, certe cose non le puo' cancellare.

domenica 15 giugno 2008

Autostop

Duecentodiciannove chilometri dall'ultimo pieno di gasolio. La lancetta del tachimetro oscilla annoiata tra i numeri bianchi cento e centodieci. Non mi piace correre in macchina, non mi e' mai piaciuto, mi tende i nervi, mi stanca mi stressa... mi... non so neppure io, non fa' parte di me e di quella che e' la mia idea del viaggio. Questa macchina a noleggio si stara' forse annoiando con un autista come me. Pazienza. Duecentodiciannove, tanti sono i chilometri che son passati sotto le ruote dall'ultima sosta, inizia ad esser chiaro tutto attorno, tra poco sorgera' il sole. Vorrei tanto riuscire ad arrivare sul lungomare prima del sorgere del sole, ma non sono ancora alle porte di Bologna ed i chilometri per arrivare sull'Adriatico sono ancora troppi. Milena e' seduta alla mia destra. Ogni tanto la guardo per capire se stia dormendo o se sia sveglia. Ha gli occhi sempre aperti e fissi sulla strada. Non sembra una persona di compagnia, non con me perlomeno. Forse ha solo qualche problema ad esprimersi, non parla benissimo l'italiano. Forse non si chiama neppure Milena, ma si e' presentata cosi' quando l'ho fatta salire in macchina. Se ne stava sulla piazzola vicino alle pompe di benzina con lo zaino ed un cartello di cartoncino bianco con scritto "BOLOGNA". Non aveva l'aspetto della tossica o della serial killer, sembrava una ragazza qualunque, molto ordinaria. Non carico mai autostoppisti. Non ne avevo mai caricato nessuno, ma stavolta e' andata cosi'. Qualcosa in lei mi ha dato fiducia. Tanta fiducia da farmi dimenticare Rutger Hauer in hitchhiker e le raccomandazioni della mamma sugli sconosciuti. "Sono partita ieri di Lubiana" e' una delle poche cose che mi ha detto col suo accento slavo. Certo che deve avere una gran fiducia nel prossimo oltre che in se stessa per viaggiare in questo modo da sola. Non so quale sia la sua meta, mi ha chiesto di portarla a Bologna in un'area di servizio dell'autostrada che sia abbastanza grande per trovare un'altro passaggio. Magari prosegue anche lei verso l'Adriatico, magari verso sud, magari proprio a Pescara, dove sto andando io. Sembrerebbe cosi' facile chiederlo ma non riesco ad aprir bocca. Non capisco. E' come se ci fosse un muro tra di noi. E' come se non ci fosse nessuno su quel sedile. Non avevo voglia di viaggiare da solo anche stavolta. Avere qualcuno a fianco mi aiuta a stare sveglio. Pero' due parole si potrebbero scambiare... Ma cosa le dico... cosa le posso chiedere... non dovrebbe essere difficile... dai, apri la bocca... prova a dire qualcosa... Niente. Non ce la faccio. Peggio della maturita'. Ricordo la commissione, una professoressa con un cognome tedesco che iniziava con la "kappa" mi interrogava, io seduto davanti a quella donna, i miei professori accanto a lei, cinque compagni dietro di me vicini al muro. Ricodo ancora quel silenzio. Un silenzio che non sembrava finir mai. Lei mi guardava, sentivo i suoi occhi su di me. Io avevo lo sguardo basso, fisso sulle mie mani. Non rispondevo alle domande, stavo semplicemente li' a guardarmi le mani. La pressione di quel silenzio mi schiacciava lo stomaco e i polmoni. A stento riuscivo a deglutire. Ricordo le prime tre domande, Verga, Leopardi e Manzoni. Poi piu' nulla. Non so se ne abbia fatte altre dieci, cento, mille o magari nessun'altra. Non lo so. Non sentivo. Sentivo solo quel tremendo silenzio. Ricordo solo la voce del professore di tecnologia: "...ti senti bene?". Forse era preoccupato, non ho mai saputo che espressione avesse in quel momento perche' i miei occhi rimasero fissi sulle mie mani. Non so per quanto altro tempo ancora. Un'eternita'. Forse due. Un silenzio eterno. Stavo li' imbambolato a guardarmi le mani e basta. Guardo ancora Milena, ha sempre gli occhi fissi sulla strada. Probabilmente si accorge delle mie occhiate, ma fa' finta di nulla. Un cartello indica un'autogrill con ristorante a millecinquecento metri. Rompo il silenzio. "Ti lascio li'?". Dopo due ore di silenzio non sono proprio riuscito a dire nulla di meglio. Forse la parola non sara' il mio modo preferito di comunicare, ma stavolta sto rasentando la parodia di un film muto. "Si". Risposta affermativa. Tra poco scende. Mi sento abbastanza sollevato, non reggo piu' questa situazione. Metto la freccia ed entro nell'area di servizio. Rallento e mi fermo. Non spengo il motore, voglio scappare subito. "Milena, mi dispiace, spero che il prossimo passaggio sia per te un po' piu' divertente!" Forse avrei dovuto dirle veramente queste parole mentre scendeva dall'auto e si rimetteva lo zaino sulle spalle, ma dalla mia bocca non sono usciti suoni di alcun genere, non dico un "buon viaggio" ma neppure un "ciao". La portiera che si chiude mi fa' lo stesso effetto del suono della campanella dell'ultima ora a scuola. Mi sento in colpa per il senso di sollievo che provo. Metto in prima e riparto senza pensare, senza guardare nello specchietto, senza parlare. Il mare e' ancora lontano, tra poco il sole sorgera', non vedro' l'alba sull'Adriatico, peccato.